colore

Il colore gioca un ruolo imprescindibile nel processo evolutivo, dei singoli individui così come delle collettività. Elemento universale, presente in natura, ma anche nell’ambiente costruito dall’uomo, il colore è importante perché assume un valore sociale fondamentale, che non può essere trascurato.

di Tommaso Farina*

Le strade che animano i centri cittadini e intersecano le periferie urbane non sono solo vie di comunicazione e di transito, ma anche luoghi di incontro e di relazione per i giovani e gli adolescenti. Rappresentano, cioè, spazi di opportunità per l’esercizio della cittadinanza, della discussione, della negoziazione, dell’attribuzione del senso e del valore di beni personali e collettivi quali salute, benessere, qualità della vita (Cfr. Molinatto, 2002, p. 27). Dal punto di vista socioeducativo, il lavoro con i giovani e gli adolescenti è rappresentato dalla categoria dell’incontro. Questo avviene in uno spazio antropologico esistenziale, senza confini, in cui convivono più storie e stili di vita, quindi non solo un luogo fisico, ma anche simbolico. Sia che formino una piccola aggregazione, sia che si ritrovino in una “compagnia” numerosa, i gruppi informali rappresentano un soggetto sociale che interagisce con l’ambiente a cui appartiene e partecipa alla trasformazione della sua cultura (Cfr. Gambini, 2002, p. 54). Lavorare educativamente con un gruppo significa metterlo nelle condizioni di spostarsi dal suddetto luogo “simbolico” della relazione a quello “fisico” dell’ambiente a cui appartiene, secondo una logica trasformativa e generativa. Ciò può avvenire “[…] utilizzando uno dei concetti più radicati non solo nelle elaborazioni e progettazioni pedagogiche sociali, ma in quelle pedagogiche generali e in quelle psicologiche, sociologiche e antropologiche, ovvero l’analisi di contesto” (Santelli Beccegato, 2001, pp. 61-62). Nella prospettiva progettuale del Color Consultant, l’analisi di contesto può essere vista come un potenziale punto di contatto tra intervento di riqualificazione cromatica e intervento socioeducativo.
L’ambiente antropizzato, infatti, è anche un ambiente architettonico in cui sono presenti aree e luoghi pubblici che le persone appartenenti a una comunità locale – inclusi, quindi, i giovani e gli adolescenti – frequentano abitualmente. L’analisi di contesto, attraverso la rilevazione di un profilo di comunità, costituisce un valido strumento di supporto al progetto di riqualificazione cromatica, con l’obiettivo di modificare l’ambiente e migliorarne l’ergonomia e il comfort visivo, per prevenire o ridurre quelle situazioni di degrado, abbandono e ipo-stimolazione che contribuiscono a generare marginalità, disagio e alienazione.
Attraverso l’analisi di contesto, infatti, è possibile mettere in relazione la dimensione sociale con quella fisica dello spazio pubblico e osservare i luoghi di incontro e le loro dinamiche da un ulteriore e privilegiato punto di vista: quello di chi si interroga sull’evidenza che nelle modificazioni dell’umano entrano sempre in gioco due parti interconnesse, “[…] l’azione dell’individuo e la retroazione della realtà esterna, naturale e antropizzata, che innesca nuovi adattamenti personali e collettivi” (Orefice, 2011, p. 137).

colore case

Uno degli strumenti culturali per leggere le dinamiche sociali e comunitarie è, quindi, l’adozione di una prospettiva di matrice socio-geografica. Ambienti urbani, metropolitani, luoghi pubblici e luoghi in cui i giovani si incontrano possono, cioè, essere interpretati e “agìti educativamente” seguendo specifiche coordinate socio-spaziali. Considerandola un ulteriore sviluppo della geografia antropica funzionale sotto l’aspetto sociologico, Schaffer definisce così la geografia sociale: “Scienza delle forme di organizzazione spaziale e dei processi spazialmente attivi delle funzioni elementari dei gruppi e delle società umane” (Maier, Paesler, Ruppert & Schaffer, 1980, p. 30). Nella prospettiva di Schaffer, saper leggere il contesto, il colore e la comunità significa analizzare le interazioni sociali che si svolgono in modo stabile e regolare tra soggetti localizzati in un certo spazio. In una città, ad esempio, incontri abituali tra amici, frequentazione di luoghi o servizi associativi, etc. Questo tipo di analisi, traslata nell’ambito del progetto cromatico, può aiutare il consulente del colore a determinare il grado di “fertilità del terreno sociale” sul quale gettare i semi di un intervento di riqualificazione, che, a sua volta, racchiude in sé anche un alto valore sociale, educativo e/o ri-educativo.

Quando un’interazione socio-spaziale si sviluppa, si intensifica e aumenta la sua durata nel tempo, il tessuto connettivo di una comunità locale si rafforza fino a diventare una rete sociale locale. “I legami delle reti sociali sono più forti e intensi là dove esiste più consapevolezza e condivisione di interessi comuni (buon funzionamento dei servizi, qualità dell’ambiente, sicurezza, etc.) e più partecipazione attiva e autorganizzata per salvaguardare tali interessi” (Dematteis & Lanza, 2011, p. 203). Tuttavia, oggi, in molti contesti, vivere sta diventando sempre più complesso, a causa di un disagio diffuso e sommerso che non sempre si esprime attraverso una domanda ai servizi, ma che spesso rimane silenzioso (Cfr. Del Gottardo, 2010, p. 109).
Tale disagio può e deve essere intercettato anche attraverso il monitoraggio delle aggregazioni informali presenti sul territorio. Quando le dinamiche interne non sono orientate positivamente, infatti, il disagio può trasformarsi in una forte contestazione del mondo adulto o in una violazione delle regole e perfino dei valori basilari di convivenza civile: bande giovanili, tentazione di derive distruttive, comportamenti devianti, spaccio e/o uso/abuso di sostanze stupefacenti, violenza (Cfr. Costanzo, 2017, p. 46). Il rapporto tra ricerca geografica e sociologica e il fatto che quest’ultima rivolga il suo interesse non tanto ai singoli individui o all’umanità intesa come totalità quanto ai rapporti esistenti fra gli uomini, alle relazioni, ai gruppi sociali, ci riporta all’idea di aggregazione informale giovanile. Il gruppo adolescenziale, di fatto, risulta essere (almeno cronologicamente) la prima manifestazione di quella che in termini socio-geografici viene definita associazione intenzionale.

I giovani che si muovono all’interno di una città, per le strade e in un ambiente fisico plasmato artificialmente dall’uomo “[…] fanno parte di un sistema di interdipendenze e di un modello socio-spaziale costituito da segni, suoni, forme e atmosfere alle quali tutti noi attribuiamo un senso, e che determinano la nostra percezione – o lo stato mentale che ne deriva – dello spazio urbano” (Dematteis & Lanza, 2011, p. 131). Ecco che, in questa prospettiva, il colore, elemento integrale del nostro mondo, presente non solo in natura, ma anche nell’ambiente costruito dall’uomo, assume un valore sociale fondamentale e gioca un ruolo imprescindibile nel processo evolutivo, degli individui così come delle collettività. L’ambiente e i colori sono percepiti dall’essere umano e il cervello elabora e giudica quello che percepisce su basi oggettive e soggettive. L’influenza psicologica, la comunicazione, le informazioni e gli effetti sulla psiche sono tutti aspetti dei nostri processi percettivi di giudizio che non hanno una relazione solo con un approccio decorativo che soddisfi gli obiettivi della progettazione del colore in uno spazio architettonico. Il colore, infatti, “[…] è un linguaggio visivo universale e nella progettazione degli spazi dove le persone vivono, lavorano, imparano o vengono curate, considerare i principi fisiologici, psicologici, neuropsicologici, psicosomatici e dell’ergonomia visiva deve essere una condizione imprescindibile per i designer” (Caiazzo, 2014, p. 19).

In definitiva, l’analisi di contesto, al servizio della progettazione cromatica, rappresenta uno strumento utile, altamente funzionale rispetto a un corretto intervento di riqualificazione e, di conseguenza, fortemente orientato al perseguimento dell’obiettivo principe, incarnato dalla cultura progettuale di IACC: il benessere integrale dell’uomo.

 

*Dottorando presso il Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo dell’Università di Macerata e IACC certified Color Consultant (https://progettocolore.blogspot.com/).

 

Note bibliografiche

Caiazzo M. (2014). Alla ricerca dell’ergonomia visiva. Color Date RGB 01. Milano: IACC Italia. 2020:
https://drive.google.com/file/d/0BwK_8FnesHaAZDR6eU1CWmpFb00/view.

Costanzo S. (2017). Ragazzi difficili oggi. Napoli: Rogiosi.

Del Gottardo E. (2010). “Progettazione per l’educatore di strada”, in N. Paparella (a cura di), Il progetto educativo, vol II. Roma: Armando.

Dematteis G., Lanza C. (2011). Le città del mondo. Una geografia urbana. Novara: De Agostini.

Gambini P. (2002). L’animazione di strada. Incontrare i giovani là dove sono. Torino: Elledici.

Maier J., Paesler R., Ruppert K., Schaffer K. (1980). Geografia sociale. Milano: FrancoAngeli.

Molinatto P. (a cura di) (2002). “Servizi a bassa soglia al crocevia di una filosofia

del lavoro sociale”, in Animazione Sociale, 159, 1, pp. 25-35.

Orefice P. (2011). Pedagogia sociale. L’educazione tra saperi e società. Milano: Pearson.

Santelli Beccegato L. (2001). Pedagogia sociale. Riferimenti di base. Bari: La Scuola.