Banksy, artista e writer inglese la cui identità rimane nascosta, è considerato uno dei più noti rappresentanti della street art contemporanea e i suoi lavori esprimono, in chiave satirica e provocatoria, posizioni politiche o etiche, in grado di interpretare o influenzare il pensiero collettivo. La sua è una protesta visuale, tramite la quale ha conquistato un pubblico ampio e soprattutto giovane.

“A Visual Protest. The Art of Banksy”, in programma fino al 14 aprile, sarà una mostra che raccoglie circa 80 lavori tra dipinti, litografie, serigrafie e print numerati (edizioni limitate a opera dell’artista), corredati di oggetti, fotografie e video.

Il MuDeC, il museo in cui saranno esposte le opere, dal 27 novembre fino al 15 gennaio, proporrà inoltre una campagna di comunicazione legata alla mostra che prevede l’affissione in città di 660 manifesti (140×200 cm) per dare la possibilità, agli artisti che vorranno esprimersi, di trasformare il manifesto in un’opera. Ogni 15 giorni verranno affissi 220 manifesti, poi i manifesti verranno sostituiti per dare spazio alle nuove creatività; lo stesso destino, del resto, che subiscono le opere di alcuni street artist, godute solo da poche persone prima della loro cancellazione, strappo, distruzione o furto.

Il tema della ribellione

Banksy sostiene che se il potere esercita la propria egemonia culturale in televisione, cinema, pubblicità, chiese, scuole e musei, lo street artist trova nella strada il luogo ideale nel quale mettere in atto una contro-egemonia. Lo fa con una serie di tecniche artistiche, veloci e riproducibili, come l’idea e la pratica della serialità o del “détournement”. Attraverso la lettura dei lavori sono illustrate le strategie, il senso e gli obiettivi dei messaggi e la cifra stilistica, lo stencil, affinato da Banksy con il duplice scopo di eseguire lavori illegali con velocità e allo stesso tempo renderli più elaborati.

Il ratto imbianchino

Il ratto, tema ricorrente nelle sue opere è la metafora di se stesso. “Sono animali odiati, braccati e perseguitati. Vivono in tranquilla disperazione nella sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio l’intera civiltà”. Nei lavori di Banksy i ratti diventano vandali armati di vernice e pennelli, borghesi con l’ombrello e abiti impeccabili, scassinatori, rapper, operai, sabotatori, e anche imbianchini. I ratti sono il paradigma dei writer: come i ratti popolano fogne, cunicoli, aree degradate e abbandonate delle metropoli moderne, così i graffitisti si muovono nottetempo in luoghi analoghi per marchiare muri, vagoni, cancelli e serrande con i loro spray e i loro pennelli, stando bene attenti a non incappare nelle forze dell’ordine.