Una muratura bagnata spesso si evidenzia perché si presenta localmente più scura, e generalmente manifesta efflorescenze biancastre, patine scure, rigonfiamenti e distacchi della finitura protettiva. Tralasciando la problematica dell’umidità di risalita capillare o ascendente, oggetto di un altro approfondimento tecnico, le possibili cause di queste problematiche possono essere ricondotte all’azione dell’acqua meteorica battente, a infiltrazioni conseguenti a impermeabilizzazioni assenti o non corrette, a umidità accidentale riconducibile a perdite localizzate di condotti pluviali, impianti di riscaldamento o idrico sanitari e anche da umidità da costruzione tipica di nuovi edifici o di condensazione dovuta ad accumulo di vapore acqueo sulle superfici più fredde della parete o nella muratura.

La presenza di acqua nelle pareti rappresenta uno tra i più diffusi problemi che vengono affrontati nelle ristrutturazioni di edifici vecchi e nuovi ed è la principale causa di sfogliamenti delle pitture e dei rivestimenti colorati. Qualora questa situazione perduri nel tempo compromette la stabilità degli intonaci e della finitura, oppure, quando interessi terrazzi, balconi o cornicioni in calcestruzzo, induce ossidazioni dei ferri di armatura con conseguenti deterioramenti e distacchi. Quando, senza tener conto della problematica, si decida ugualmente di pitturare il supporto, si avrà un rapido degrado che si manifesterà con macchie, sbollature e perdite di aderenza della finitura applicata. Come sempre il miglior approccio parte da un’accurata indagine visiva preliminare, seguita dalla ricerca del guasto o dell’infiltrazione, il rifacimento delle parti danneggiate, l’esecuzione di una corretta impermeabilizzazione, l’adeguata essicazione degli eventuali ripristini e delle parti interessate dalle infiltrazioni ed infine la posa del sistema di finitura eseguito con idonei materiali. Occorre tenere in considerazione, soprattutto per le nuove costruzioni, che solette o murature bagnate richiedono tempi di asciugatura molto lunghi.

Questi tempi sono influenzati dalla quantità di acqua da smaltire, dal perdurare del fenomeno, da temperatura e ventilazione ma soprattutto dalla tipologia dei materiali da costruzione utilizzati e dallo spessore della muratura. Ogni materiale da costruzione possiede un coefficiente di prosciugamento, determinato sperimentalmente, che viene moltiplicato per il quadrato dello spessore in centimetri, per ottenere una valutazione in giorni del tempo di asciugatura che si può tradurre anche in alcuni mesi. Forzare i tempi di pitturazione è sempre molto rischioso anche utilizzando sistemi ad elevata traspirabilità. La posa della finitura potrà essere eseguita se la presenza di umidità nella massa muraria è contenuta nei valori fisiologici relativi alla muratura stessa e rispetta le indicazioni fornite dalle aziende produttrici dei sistemi di finitura che possono variare in funzione ai materiali scelti. È buona norma, prima di iniziare la posa della finitura protettiva, verificare le condizioni di umidità dei supporti.

Questa verifica può essere effettuata principalmente con due metodi differenti: metodi diretti, ossia utilizzando misuratori a carburo di calcio o procedimenti ponderali che consistono sostanzialmente nel verificare la quantità di acqua presente rimuovendola da un campione prelevato dalla muratura e metodi indiretti, che senza rimuovere l’acqua dal supporto verificano l’umidità presente attraverso conduttimetri a sonda.

È necessario considerare che differenti metodi di misurazione offrono risultati leggermente diversi, che procedure di analisi e tarature delle strumentazioni devono essere eseguite da personale qualificato e che la concentrazione salina può incidere in modo significativo sui risultati delle misurazioni effettuate. L’analisi iniziale e più economica resta quella visiva da cui si possono trarre indicazioni sulla tipologia di problematica che si deve affrontare. L’umidità ascendente in genere coinvolge entrambi i lati della muratura e si manifesta a partire dal piede della parete, si estende da pochi centimetri fino anche a due metri, con variazioni dovute principalmente al clima e all’entità delle precipitazioni piovose e mostrerà più degrado soprattutto nella zona di maggior oscillazione. L’acqua meteorica battente provoca maggior degrado nelle parti basse dell’edificio, non protette dalla gronda e in special modo dove manca la finitura protettiva o dove questa risulti molto deteriorata. Quando si manifesta al piede della parete, in presenza di marciapiede o pavimentazione compatta, può essere confusa con umidità ascendente di lieve entità. In presenza di infiltrazioni si incontrano problematiche più complesse perché in queste situazioni non sempre si riscontra degrado in prossimità della causa scatenante. Quando si infiltra l’acqua prende la strada più comoda per il suo percorso e rende più difficile individuare il punto dove intervenire. Le perdite accidentali di acqua da impianti si manifestano normalmente in luoghi anomali, non riconducibili alle problematiche precedenti e soprattutto il degrado appare maggiore durante l’utilizzo degli impianti, in prossimità di bagni, cucine, sistemi di irrigazione o nella stagione invernale. Nelle nuove costruzioni non è raro osservare il degrado della pittura o del rivestimento di finitura dovuto alla frenesia costruttiva e alla necessità di assegnare gli alloggi. L’errore consiste nel non considerare l’enorme quantità di acqua che la costruzione contiene e che verrà smaltita nel tempo secondo il coefficiente di prosciugamento dei vari materiali. Un discorso a parte lo merita l’umidità di condensazione che si manifesta prevalentemente sulle superfici interne, in prossimità dei punti di congiunzione fra materiali diversi, tipicamente fra muratura e soletta in calcestruzzo, dove il degrado si esprime con la presenza di muffe. Questa situazione si crea principalmente quando non vengono aerati correttamente gli ambienti o le temperature interne sono troppo basse. Negli edifici che sono termicamente protetti con sistemi a cappotto è molto comune la presenza di condensa sulle pareti esterne. Ciò accade in quanto l’edificio non disperde più il calore attraverso la muratura e in condizione di forte umidità esterna la parete, risultando molto fredda, crea le condizioni ideali per l’insorgere del fenomeno che degenerando porta alla formazione di alghe e muffe.

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