Dopo aver per lungo tempo rimandato la tinteggiatura esterna dell’abitazione, finalmente, la decisione è stata presa. Iniziano le telefonate alle imprese che compiono i sopralluoghi necessari, arrivano i preventivi, si sceglie l’impresa a cui affidare il lavoro, si realizzano le campionature di colore e finalmente si parte. Tutte queste operazioni hanno richiesto tempo e pur avendo iniziato a ragionare sul da farsi in primavera, i lavori sono iniziati in autunno. Sono stati montati i ponteggi, si è provveduto a riparare le parti ammalorate degli intonaci, le facciate sono state preparate per le successive tinteggiature e, nel tardo autunno, il lavoro è terminato. Si smontano i ponteggi e il risultato non risponde alle aspettative delle committenze. Cosa potrebbe essere successo? In effetti le operazioni di coloritura delle facciate esterne sono meno semplici di quanto si creda.

Se non vengono prese in considerazione una serie di aspetti determinanti per ottenere buoni risultati il lavoro potrebbe presentare difetti di varia natura.

Partiamo dalle preparazioni.  L’ applicazione dei fondi su superfici non perfettamente pulite e non depolverate altera il corretto rapporto tra le parti liquide e le parti solide del fissativo o di una pittura, compromettendone l’adesione oltre a variarne le caratteristiche tecniche. Non sempre poi i fissativi vengono utilizzati. In questi casi il forte assorbimento del supporto implica una disidratazione del prodotto verniciante e un’essiccazione anomala con la conseguente “bruciatura” della pittura.

Analizziamo ora un difetto estetico piuttosto ricorrente; una volta smontati i ponteggi le facciate non si presentano con coloritura omogenea ma in alcune zone ben delimitate il colore appare più chiaro. Spesso questo problema è riconducibile alla mancata stagionatura dei rappezzi di intonaco e delle stuccature eseguiti e tinteggiati troppo rapidamente.

Le condizioni ambientali di applicazione giocano poi un importantissimo ruolo per la corretta filmazione delle finiture. Nei prodotti vernicianti per edilizia il diluente (acqua o solvente) è il componente che favorisce la distensione e la corretta essiccazione del film. A seguito della stesura del prodotto verniciante su un supporto, il diluente lascia il film e le parti solide (pigmenti, cariche e leganti) tendono ad avvicinarsi tra loro.

Se, ad una determinata temperatura, i polimeri che costituiscono il legante sono sufficientemente morbidi tenderanno a fondersi e a formare un film compatto; questo processo viene definito coalescenza.

Applicare una pittura con temperature troppo basse, sia dell’ambiente sia del supporto, potrebbe impedire il corretto processo di coalescenza. È importante considerare la fluttuazione delle temperature durante tutto l’arco di tempo necessario alla filmazione della pittura; se, ad esempio, si applica il prodotto nel tardo pomeriggio di una giornata invernale, presumibilmente, la filmazione della pittura potrebbe essere compromessa dall’abbassamento delle temperature durante la notte impedendo la corretta compattazione del film, la pellicola presenterà micro fessurazioni e conseguentemente prestazioni non adeguate e, nei casi più gravi, la pittura potrebbe gelare amplificando le micro fessurazioni sulla pellicola.

Se, al contrario, le temperature in fase di applicazione sono troppo alte o ci sono condizioni di bassa umidità relativa i coalescenti che contribuiscono alla formazione del film, essendo dei composti volatili, tendono anch’essi ad evaporare troppo rapidamente e non possono partecipare alla formazione della pellicola, con la conseguente “bruciatura” della pittura.

Prendiamo ora in considerazione le diluizioni dei prodotti. Spesso in cantiere la “giusta diluzione” viene valutata in funzione alla densità apparente del prodotto. Questa operazione induce sovente in errore portando a un’eccesso di diluizione che altera il rapporto calibrato tra i vari componenti della pittura e può causare, scarsa copertura, decolorazione accelerata, e altri fenomeni indesiderati quali, ad esempio, le lumacature che si rivelano come rigature biancastre traslucide causate da percolamenti d’acqua o di piogge. Compaiono solitamente su facciate tinteggiate di recente dove il prodotto applicato non ha ancora ultimato l’essicazione (che può richiedere anche sei-sette giorni in alcune condizioni ambientali) oppure quando il prodotto è stato applicato senza rispettare le indicazioni di corretta posa. Sono provocate dalla separazione di alcune sostanze solubili presenti nella pittura (agenti bagnanti e disperdenti) e portate in superficie dall’acqua penetrata nel film pittorico mentre sta evaporando. Il problema, in questo caso, è di sola natura estetica e non compromette le prestazioni delle finiture.

Ben più grave problema è rappresentato da finiture che presentano un eccessivo assorbimento di acqua. Questa problematica, oltre ad essere un difetto estetico, è causa potenziale di gravi problemi nelle murature e può insorgere anche nel caso in cui siano stati utilizzati ottimi prodotti di finitura.  Può dipendere da diversi fattori: insufficiente quantità di prodotto, errata scelta della finitura, carente preparazione del fondo, mancato rispetto dei tempi di posa, applicazioni in condizioni termo igrometriche estreme.

Il rispetto delle buone pratiche applicative sono fondamentali per una buona riuscita del lavoro. Diversamente, condizioni applicative improprie alterano o compromettono le prestazioni generali del prodotto verniciante. La resistenza agli eventi atmosferici, la tenuta del colore e l’adesione sui supporti saranno inferiori a quanto previsto in sede di progettazione; spesso, oltretutto, questi difetti si manifestano solo a distanza di tempo dall’applicazione.

Il processo di filmazione è di fondamentale importanza per la buona riuscita e per la durata nel tempo del lavoro di decorazione; è molto importante considerare il sistema applicativo nel suo insieme e non pensare che una singola pittura, magari ad alte prestazioni, possa compensare difetti di preparazione dei supporti.

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