Meglio manualità o intelletto?

Il lavoro manuale ultimamente è sempre più in crescita, superando spesso quello intellettuale, contrastando la diffusa idea di un mondo del lavoro in cui gli uomini progettano con le loro competenze e le macchine eseguono con la loro straordinaria precisione.  Il lavoro intellettuale veniva considerato superiore in termini di prestigio, potere, remunerazione, significava studiare, pensare, prendere decisioni. Il lavoro manuale  significava rompersi la schiena ripetendo in modo alienante sempre gli stessi gesti.

Qual'è quindi il requisito di successo per il pittore edile?

Intanto va detto che in questa professione non può più esistere la distinzione tradizionale tra lavoro intellettuale e lavoro manuale.

Nessuna intelligenza artificiale è in grado di impadronirsi di capacità umane primordiali, come le competenze motorie e di percezione, come la capacità di riconoscere e gestire eccezioni ed emergenze. Il vero valore è nel riconoscere una peculiarità distintiva a ciò che è fatto a mano, a ciò che richiede il “tocco sensibile” dell’artigiano, a ciò che la mano dell’uomo può realizzare meglio di qualsiasi macchina. In definitiva l’equazione per cui il lavoro intellettuale è un lavoro buono e il lavoro manuale è un lavoro “di serie B” è venuta meno definitivamente.

Alle nuove generazioni che vogliono mettersi in proprio con un’attività artigianale come quella del pittore edile suggeriamo quindi di non adagiarsi al discorso che è preferibile un lavoro manuale "perché più facile".  In un mercato come quello contemporaneo chi è solo un buon applicatore non avrà fortuna. Il vero successo è in mano al professionista che invece saprà unire capacità intellettuali ( creative, gestionali, propositive, ecc.. ) con quelle manuali .

Il pittore edile intellettuale

Abbiamo compreso come non sia sufficiente essere solo bravi ad applicare prodotti, ma sia necessario integrare la propria professionalità con capacità di elaborazione intellettuale. Il "pittore edile intellettuale", se così volessimo chiamarlo, non deve essere filosofo o grande oratore. Basterà infatti che si ricordi alcuni punti importanti che lo faranno emergere rispetto a tutti i colleghi che invece si accontentano di essere semplici applicatori di materiali.

1) Formazione e creatività
Il pittore edile deve possedere una manualità sofisticata, composta da uno strato di conoscenza dei prodotti, dei materiali, e di tutte le tecniche del mestiere, anche quelle meno utilizzate. Questo bagaglio, abbinato all'attività del  cervello e dell’intuito, e alla manualità derivante dall'esperienza è il principale distinguo che farà emergere la personalità del professionista. Cosa fare dunque? leggere, informarsi, ma soprattutto FORMARSI. Frequentare corsi, e avere sempre sete di conoscenza, non adagiarsi evitando particolari lavorazioni. Essere eclettici, versatili e in grado di padroneggiare tutte le competenze, e poi eventualmente specializzarsi in qualcosa. Il connubio tra formazione e creatività porterà a valorizzare ingegno, visione, personalità, dando spazio al nostro “tocco” insostituibile, ovvero il  “valore aggiunto” che determina riconoscimento economico e intellettuale.

2) Dialogo ed educazione
Un pittore edile ha necessità di dialogare con il cliente e ascoltarlo, capire le sue esigenze, le sue ansie, i suoi problemi. Il rapporto con il cliente o con il progettista ci mette nelle condizioni di esaltare le nostre capacità (comunicazione, ascolto, problem solving, negoziazione) costruendo soluzioni personalizzate, costruendo valore per gli altri. Il committente o il progettista hanno bisogno di sentirsi al sicuro, affidandosi a professionisti competenti e che sappiano trasmettere tale preparazione, e che quindi facciano valere anche la propria personalità in maniera sempre educata e costruttiva. È qui che si trova la radice profonda di un lavoro di qualità e che permetterà di innescare il famoso "passaparola" sul quale molte attività ancora si basano.

3) capacità decisionali e propositive 
Un lavoro di manipolazione creativa e sofisticata richiede decisioni continue. Un disegnatore guarda la sua creatura mentre “gli esce dalle mani”, la studia, la valuta, decide di riprovare, cestinare, modificare, consapevole che il risultato finale dipenderà dalla somma delle sue scelte. Proporre soluzioni alternative a quella proposta dalla committenza o dal progettista non è una forma di contrasto. L'importante è rispettare sempre i ruoli e portare valore dimostrando che non siete solo applicatori di prodotti e materiali, ma che avete una testa e questa testa può generare valore.

In definitiva, almeno nell'ambito del pittore edile, dell'imbianchino e dell'artigiano, la distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale verrà sempre meno, perché solo chi saprà sfruttare entrambe le capacità riuscirà a dominare il mercato e sbaragliare la concorrenza. Ciò che rende un lavoro manuale un buon lavoro è esattamente ciò che rende un lavoro intellettuale un lavoro di qualità: la possibilità di creare soluzioni, di relazionarsi con gli altri, di prendere decisioni.